Wildhaus è uno di quei borghi svizzeri che ti compaiono davanti senza preavviso. Si lascia l'autostrada di levante, si sale nel Toggenburg, e a 1.090 m la strada sbocca su un lungo prato: la muraglia del Churfirsten da un lato, il Säntis a chiudere il fondovalle. Niente torri, niente quartiere costruito da zero: il borgo è in gran parte di Tannenholz, il legno d'abete bianco tradizionale del Toggenburg, con le sue cascine basse, la chiesa parrocchiale e un paio di alberghi dell'Ottocento. Il riformatore Huldrych Zwingli nacque qui nel 1484, e il peso storico del posto è parte del motivo per cui ha resistito ai peggiori impulsi dell'edilizia da stazione.
Il comprensorio Wildhaus-Gamserrugg si distende dal fondovalle fino ai 2.262 m del Gamserrugg, con 60 km di piste serviti da 16 impianti. La gran parte del terreno è intermedia, venti chilometri di blu e quindici di rosso, con cinque tratti neri perché i più forti abbiano qualcosa da masticare. L'innevamento programmato copre le piste di rientro, cosa che conta con una quota base di 1.090 m, mentre i settori alti del Gamserrugg e dell'Oberdorf collegato reggono da soli quasi tutti gli inverni. La rete impianti si collega in modo pulito al settore minore di Unterwasser-Toggenburg dall'altra parte della valle, raddoppiando il terreno sciabile con un solo skipass.
Il carattere del posto è familiare, e qui non è una parola da brochure: è la regolazione voluta dei prati per principianti, degli organici della scuola sci, degli asili ai piedi degli impianti e di un orario di chiusura che coincide con il momento in cui i piccoli iniziano ad avere freddo. L'altra metà del fascino è il panorama. Dall'alto del Gamserrugg si guarda dritto in faccia la cresta del Churfirsten e, in giornata limpida, il Säntis chiude l'orizzonte a ponente: la grande sagoma simbolo della Svizzera orientale, che tutto il Paese riconosce ma che ben pochi sciatori vedono così da vicino.